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VINCENZINOVANG
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I BAMBINI NON SANNO CHE SARANNO DA GRANDI
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Sapete, ieri sono stato travolto da una tristezza assoluta. Ieri per voi non so che effetto fa perche’ sono uno scrittore io ed in funzione a quello, ne scrivo di cose che non si sa bene…. Quindi se io dico ieri ed uno legge sta cosa nel 2030 pensa che sia il giorno prima di quello in cui sta leggendo ma non siamo ancora nel duemilatrenta. O lo abbiamo gia’ passato. Voi dovete dirmelo, tu. Siamo nel 2030 o no? O e’ gia’ passato? O che diavolo stai dicendo non e’ ancora arrivato…dimmelo, fai qualcosa.Appendice questa poco elegante visto il fatto che sto per appiopparvi ma sapete cari miei, questo e’ quello che devo fare, che colpa ne ho se sono nato genio della panna? E no, cioe’ volevo dire della penna. Oh si ma dovete sapere che io lo sono anche della panna . Chiedetelo a mia madre che fenomeno! Adoro la panna, il suo gusto e’ schietto e onesto e questa grande condizione in cui si trova la panna che io mi vorrei rispecchiare. Qualcun altro la considera piu’ semplicemente uno scarto del latte ma questo e’ un pensiero che definirei semplicemente poco nobile. Ah quanto sono bravo.

 Comunque stavo dicendo che ieri o comunque quando e’ stato e’ stato sono stato avvolto da una tristezza che e’ stata ancor piu’ intensa perche’ inaspettata. Vivo lontano da casa dove voi non sapete dato che non sapete nemmeno chi sono io. E anche se io mi mostro come una creatura al di sopra, condizione che mi compete per quest’ alone di mistero che mi travolge, anche io devo convivere con le scartoffie della vita. Con questo termine uso definire tutte quelle cose in cui incappano tutte le persone: certificati, pagamenti e cosivia e da li code e code a comuni, poste, ospedali o dove diavolo ci mandano. Magari a te, caro amico del 2030 non sembrera’ comprensibile la parola burocrazia ma ora esiste e me la devo sorbire. Magari nel 2030 ci sara’ il teletrasporto! Si, il teletrasporto. Alzarsi la mattina e dire devo andare in posta e in batti baleno ti ritrovi dal pigiama del tuo letto al vestito dell’impiegato o pardon, del computer di turno. Senza code e senza attese. Il mio piu’ grande desiderio sarebbe quello.

Pero’ stavo dicendo che…mentre ero in fila vedo un tipo che, “dannazione” mi dico, era tale e quale ad un tipaccio che sedeva dietro il mio banco in terza elementare e mi ha dato tante di quelle sberle che ho giurato a me stesso che se una volta mai l’avessi incontrato di nuovo prima di parlargli dovevo restituirgliele. Non sono uno che fa casino ma mi sarebbe piaciuto riempire di schiaffi quel tizio solo perche’ aveva la fisionomia di quel bambino. Ma non ne vale la pena, penso che anche a voi sia capitato di ripensare ad un episodio che non vi vagava per la testa da anni ed ora in pochi secondi si materializzava tutto un intero anno scolastico, il peggiore che ricordi io, proprio per la presenza di quel bastardello che mi faceva pensare alla scuola come a un luogo di tortura. Sudavo, ero perfino diventato rosso, quel rosso sintomo di mix di rabbia e di irritazione, un rosso arancio. Il mio pensiero era “Falla finita, pensa ad altro, quel poveraccio sta solo perdendo il suo tempo dietro alle scartoffie come te, ora basta. Come dire che qui, in un posto che non ha niente a che vedere con quello delle tue elementari, si e’ trasferito quel maledetto bambinetto. Ma no, sara’ in gattabuia o a far compagnia al diavolo tanto era cattivo, e solo con me era cattivo, chissa’ poi perche. L’invidia forse…”. Era proprio in parte a me ora. Eravamo disposti su due file in attesa davanti a due impiegati quando d’improvviso un paio di persone gettano la spugna ed eccolo qua, il tipaccio tutto tranquillo e pacifico prende, con estrema compostezza, il suo posto e si guarda in giro annoiato e pacifico. E proprio in base alla sua mitezza che emetto la sentenza definitiva, non e’ lui. Guardo l’orologio e son qua da sette minuti, in questo tempo ho farneticato cosi’? Ma penso d’esser un pazzo prima ancora che genio, ma che genio sarei se non fossi pazzo, tutto quadra. La fila, l’impiegata, l’impiegato, questa stanza fin troppo quadrata e il fatto che non e’ lui. Ah son tornato rosa intanto. Guarda che sedie, dovrebbero cambiarle e….”Ehila!”…..PANF! Che diavolo sta succedendo? Sento una manata sulla nuca, postami da un pugile credo, tanto era forte e, sorpresa, appena mi giro il faccino dell’uomo mite era quello di un omone gaudente, con una grassa risata che sprizzava saliva ovunque, una scena disgustosa.  Che spettacolo terrificante!  Ah si, ecco, era lui! Noooo! Era lui, che ripeteva centomila volte il mio nome con un vocione da tenore! “Quanto tempo amico mio, quanto tempo!” mi disse e io gli risposi in modo glaciale gli risposi “Si, quanto tempo, ma non e’ mai troppo!”

 Amico mio? Si, cari miei in questo bar del post coda mi racconta tante di quelle cose. E tutte corrispondenti alla pura e semplice verita’. No lo sfiora nemmeno uno dei miei ricordi, mi considera un amico e questo mi fa un po’ senso perche’ io ho passato gli anni ad odiarlo. Forse m’ avra’ dato una sberletta una volta e la mia mente contorta di genio si ma pazzo, ha trovato campo aperto all’immaginazione infantile, divenuta poi col passare degli anni ricordo certo di adolescente prima e adulto poi. Lui dice di non aver mai picchiato nessuno! Mi sento di rivolgergli delle scuse ed anche se non sa di cosa, voglio che le accetti. Allora per farmi contento le accetta pensando che son pazzo. Allora e’ li che io gli dico “Pazzo si ma anche genio”. E dopo questa, l’etichetta di pazzo ai suoi occhi non la levero’ mai. Ha sposato un’ungherese e in questo paesello c’e’ una dittarella che lavora con l’Ungheria e la sua padronanza con la lingua l’ha portato qua. Dittarella di cui non conosco nemmeno l’esistenza nonostante da anni vivo qui e cio’ mi turba: tre case e quattro anime e non mi sono accorto per tutto sto’ tempo di lui e del suo lavoro. Cose da pazzi, pazzi veri, quelli che i geni non sanno neanche dove abitano, appunto….Non e’ proprio il caso di definir tristezza tutto cio’, direte. Ed avete ragione, infatti la tristezza non parte da questo ma dal fatto che dal suo prolungato turpiloquio (che ascolto senza mandarlo al diavolo solo perche’ mi sento un po’ in debito con lui dopo anni di odio corrisposto da lui invece con un bel ricordo di gioventu’ che colgo dal suo partecipante vigore), accolgo la notizia della morte dello Zenzi.

Lo Zenzi era un vecchio che era sempre stato vecchio che vedevo ogni santa volta che uscivo da casa mia. Per giocare, per andare a far la spesa alla mamma o a prendere le sigarette a papa’ o per caso. Ogni volta che uscivo da quel portone lo vedevo. Lui era il paese. Non mi ero mai reso conto di questo particolare. Incarnavo il vivere prima ed il ricordo poi in lui, il paese era lui. Lui, una persona a cui non avevo mai nemmeno rivolto la parola, ne io, ne alcun mio famigliare. Lo si conosceva di fama e mi sono accorto di volergli pure bene, di provar l’affetto che si prova per il proprio nonno, era come se fosse morto il paese mio, chiuso, tutto finito. La tristezza mi e’ giunta dal mio ex compagno di classe: l’ha definito come la persona piu’ antipatica prepotente e spregevole del paese, il piu’ odiato perfino. Ma chi diavolo sono io? Ho ricordato per anni una persona normale come un criminale ed uno stregone come un sant’uomo: mi faccio paura. Un turbamento profondo e radicato mi lacera. Ho giudicato male! Ma sono un pessimo giudice. Quattro parole messe li bene da uno con cui ho condiviso sono otto mesi della mia vita e per di piu’ in un’epoca remota ed incosciente mi fanno crollare delle certezze che avevo in cuor da tutta la vita. Che orrendo teatrino di pensieri che chissa’ chi potra’ mai giudicare. Chi sara’ il custode della verita’: io o lui. Altro pensiero perverso, inserire altre persone, altri giudizi, fomentare l’odio, magari solo per una sberletta presa a nove anni o per il furto di una ciliegia dal ciliegio di famiglia, facendolo passare come il vero peccato originale, altro che Adamo, solo per una ciliegia magari.

Forse sbaglio ancora, quel maniaco nega d’averne uccisi di coetanei da bambino e io ci credo solo per una buona colazione offerta e tanta amicizia sbandierata. Chi sono gli altri e chi sono io? Come si ricorderanno di me? Forse per anni mi sono definito un pazzo genio, nascondendomi dietro a false filosofie ed invece io ero e sono solo pazzo. O forse neanche quello. No! Rinuncerei al titolo di genio. Ma mai a quello di pazzo…

 

VINCENZINOVANG              

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